Tutti i risparmiatori possono richiedere la consulenza di AECI per verificare i rimborsi dei Buoni Fruttiferi Postali

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I buoni postali acquistati negli anni ’80 e ’90, avevano rendimenti elevati e hanno rappresentato un ottimo investimento a lungo termine per tanti risparmiatori.

Tuttavia questi titoli sono stati oggetto di contenzioso e polemiche per via delle modifiche al tasso di interesse disposto con decreti ministeriali in applicazione della normativa in materia di risparmio postale.

A ciò si aggiunga che Poste Italiane spesso non ha rispettato le regole di trasparenza nella indicazione dei tassi applicati, e perciò i risparmiatori si sono trovati a percepire, alla scadenza, un capitale minore di quello che risulta dal calcolo delle tabelle sul retro del buono.

La questione riguarda i soprattutto i buoni ordinari sottoscritti dopo il 1° luglio 1986 ovvero i buoni della serie Q, e successive.
Spesso i moduli, utilizzati da Poste Italiane hanno sul retro una tabella con gli interessi previsti un timbro con i tassi più bassi. In particolare per i buoni postali della serie “Q” Poste Italiane ha continuato spesso a utilizzare la vecchia modulistica serie “P” e “O” che, ovviamente, riportava i precedenti tassi di interesse, e in alcuni casi il timbro non è stato nemmeno apposto.

Inoltre , ove erano stati apposti dei timbri  che indicavano, sul fronte, la nuova serie, e nel retro i nuovi rendimenti, è visibile che i timbri sono incompleti perché indicano i nuovi tassi solo per i primi venti anni, perciò nulla modificando per quelli dal 21° al 30°.

Applicando i principi elaborati dalla corte di cassazione le corti di merito e l’ABF concordano nella conclusione che relativamente ai BFP serie «Q/P», emessi il 1° settembre 1986, la liquidazione degli interessi dal 21° al 30° anno va effettuata secondo quanto riportato sul retro del titolo medesimo.

A complicare il conteggio, per i clienti, è intervenuto il DM 23 giugno 1997 che ha stabilito che gli interessi che maturano annualmente, per i primi venti anni di vita del titolo, debbano essere capitalizzati annualmente al netto della ritenuta fiscale.

Il montante pagato da Poste Italiano può essere consultato utilizzando il calcolatore messo a disposizione sul sito di Poste o quello sul sito di Cassa Depositi e Prestiti. Tale conteggio nulla dice, però, del capitale effettivo a cui il risparmiatore potrebbe avere diritto ove il suo titolo contiene le tabelle non corrette.

Per determinare il rimborso effettivo spettante deve essere effettuato un calcolo finanziario che tiene conto dei tassi progressivi, applicabili negli anni di possesso del titolo, considerando anche la ritenuta fiscale in ciascun periodo. Per tale conteggio i soci AECI possono affidarsi ai nostri professionisti, che verificano preliminarmente se ci sono anomalie nei buoni e, in tal caso, determinano l’ammontare della eventuale differenza a favore del risparmiatore.

Nella sostanza, il risparmiatore che ha sottoscritto questi buoni potrebbe avere diritto a un rendimento nettamente superiore a quello riconosciuto da Poste Italiane. La differenza di rendimento, per esempio, su un buono di 5 milioni di lire risulta mediamente pari a circa 20.000 euro.

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