INVESTIMENTI TRUFFA: SE IL PROMOTORE RUBA PAGA ANCHE LA SIM

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La sentenza emessa dal Tribunale di Siena riguarda un promotore finanziario che  si faceva consegnare le somme attraverso bonifici e assegni a lui diretti (e non alla società, come prescrive la legge).  Questi fingeva di acquistare strumenti di investimento e,  mostrava al cliente assegni circolari contraffatti e  accompagnati da finte ricevute di conferma dell’eseguito.
Per questa attività, ripetuta nei confronti di molti clienti,  il promotore è stato condannato in primo grado dal Tribunale penale a un anno e tre mesi di carcere e a 5.500 euro di multa per appropriazione indebita aggravata.
Il Tribunale civile, poi è stato  chiamato a decidere sul grado di coinvolgimento e di responsabilità della società per la quale il consulente agiva. 
E i giudici hanno stabilito che effettivamente il promotore ha agito “spendendo il nome” della Sim dalla quale aveva ricevuto un regolare monomandato e per la quale proponeva investimenti, e  che sulle porte del suo ufficio c’era una targa che indicava la società di riferimento e che la sua appartenenza a quella società era desumibile anche dalla consultazione del sito web.

Risarcito quindi il cliente truffato dal promotore che ha potuto così recuperare il proprio investimento dalla compagnia responsabile della mancata vigilanza.


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