DIAMANTI: NUOVA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI LUCCA

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Il Tribunale
di Lucca con la sentenza n. 750/2020 del 4 Settembre
, in linea con le
precedenti pronunce, ha condannato nuovamente Banco BPM a restituire a
favore di  un risparmiatore della Garfagnana   una somma pari
alla differenza tra il prezzo pagato per l’acquisto dei diamanti ed
il valore effettivo, stimato sulla base dei criteri derivanti dai listini
Rapaport

La causa riguardava l’acquisto di diamanti presso la filiale di Banco
Popolare, ora BPM di Piazza al Serchio, effettuati da numerosi risparmiatori,
che poi si sono rivolti al tribunale, rappresentati e difesi dall’Avv.
Francesco Giordano, dello Studio Lexopera nonché responsabile dell’ufficio
legale di AECI Firenze. 

Come in tutte le altre vicende il cliente era stato indotto dalla banca ad
effettuare operazioni di acquisto di due diamanti, lasciati quindi in custodia
presso la venditrice società “IDB S.p.a.” (Intermarket Diamond Business).

Il Tribunale di Lucca, ha ritenuto, anche questa volta, che deve
ravvisarsi la responsabilità della banca, in via preliminare poiché é
apparso subito evidente l’interesse dell’istituto alla conclusione dell’affare.
giacché la Società Intermarket Diamond Business S.p.A., oggi fallita, garantiva
alla stessa banca un corrispettivo per ciascuna segnalazione di potenziali
clienti andata poi a buon fine. Inoltre, é emerso in via generale che diversi
clienti avessero segnalato di essere stati indotti dal personale della Banca
BPM ad effettuare l’acquisto delle pietre, con un ruolo attivo dello stesso
personale, che illustrava e commentava i grafici prodotti dalla società IDB.

Inoltre, secondo il Giudice, risulta evidente che il valore dei
diamanti acquistati dal cliente era di gran lunga inferiore al prezzo
effettivamente pagato, e che gravava in ogni caso sulla Banca l’obbligo di
informare il cliente su detta circostanza :

Prosegue, ancora, il Giudice, segnalando che la Banca avrebbe dovuto in
particolare segnalare al proprio cliente l’effettivo o utilizzo delle somme da
questi versate, specificando quali importi e in quale misura sarebbero stati
destinati a servizi e  oneri aggiuntivi
rispetto al mero acquisto delle pietre e giustificare in tal modo al proprio
cliente il prezzo da questi pagato alla società IDB 

Inoltre, il Giudice evidenzia che l’attività di segnalazione della Banca era
remunerata da parte della società venditrice, parendo davvero
probabile che parte del prezzo fosse destinato a coprire le spese della società
attinenti alla remunerazione della banca.

La decisione di condanna si fonda anche sulle risultanze contenute 
della relazione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che aveva
sanzionato sia le banche che la società IDB  per la rappresentazione
parziale, ingannevole e fuorviante dell’investimento in diamanti quale “bene
rifugio”, per la rappresentazione del prezzo, qualificato come “quotazione di
mercato” ma in realtà non corrispondente a tale concetto, per la
rappresentazione, non oggettiva e non corrispondente alla realtà, dell’andamento
del mercato dei diamanti e, infine, per la qualifica soggettivamente attribuita
alla “IDB” di “leader del mercato”.

Il valore da corrispondere all’attore sarà, secondo detta ultima sentenza e
 in linea con i precedenti sul punto, pari alla differenza tra la somma
complessiva pagata ed il valore effettivo dei diamanti come emerso dalla
produzione del listino Rapaport.

Link e Documenti:
Sentenza n. 750 del 4 settembre 2020


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