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UNIONI CIVILI: I TIPI DI PERMESSI DI SOGGIORNO PER GLI STRANIERI

UNIONI CIVILI: I TIPI DI PERMESSI DI SOGGIORNO PER GLI STRANIERI

La recente legge Cirinnà ha portato novità anche per i vantaggi per gli stranieri che vivono in Italia e che hanno scelto questo tipo di unione e quali sono i tipi di permesso di soggiorno che possono richiedere. La legge 76/2016  in vigore dal 6 giugno 2016 dà dei diritti anche alle unioni tra persone dello stesso sesso. 
Le persone dello stesso sesso che vogliono unirsi civilmente lo fanno tramite una dichiarazione di fronte all’ufficiale di stato civile in presenza di due testimoni, senza formule particolari e senza la necessità di pubblicazioni prima della firma finale. L’ufficiale di stato rilascia un certificato che conviene i loro dati anagrafici e il luogo dove intendono stabilire la loro residenza. In questo documento dovranno anche essere i dati anagrafici dei due testimoni scelti e il regime patrimoniale che i due avranno scelto: l’unione di beni o la separazione dei beni.

I tipi di permesso che i cittadini stranieri possono chiedere grazie a questa legge:
Visto che questa legge concede tanti diritti precedentemente riservati a coloro che sono uniti in matrimonio, anche per le unioni civili fra persone dello stesso sesso gli stranieri possono richiedere la regolarizzazione del loro soggiorno in Italia.

  1. Permesso di soggiorno per motivo di famiglia: se uno dei due partner presenti in Italia ha un permesso di soggiorno in corso di validità, anche all’altro partner va rilasciato un permesso di soggiorno per motivi familiari grazie alla loro unione civile. 

  2. Ricongiungimento familiare: se uno dei due partner non è presente in Italia e che i due hanno celebrato il loro matrimonio anche in un altro paese che lo consente, che è presente in Italia può fare registrare la loro unione civile per cominciare la procedura per fare il ricongiungimento familiare come avviene per il matrimonio.

  3. Permesso di soggiorno di lungo periodo o carta di soggiorno: se l’unione civile o la convivenza di fatto è tra un cittadino italiano e un cittadino straniero, a quest’ultimo viene rilasciato un permesso di soggiorno per familiare d’un cittadino europeo. Solitamente questo permesso di soggiorno ha una durata di 5 anni. La stessa cosa succede anche se l’unione civile legalizzata è con un cittadino straniero titolare d’un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.

  4. Cittadinanza italiana: se l’unione civile  avviene con un partner con la cittadinanza italiana, anche l’altro partner potrà richiederla dopo 2 anni se la loro residenza è stabilita in Italia o 3 anni se la loro residenza è all’estero. Quest’attesa può essere ridotta a metà se ci sono i figli legittimi nati dalla coppia.

 

Necessità un professionista per la registrazione del contratto

Per preparare, registrare, modificare o cancellare il contratto di convivenza tramite unione civile o di convivenza di fatto, l’attuale legge che bisogna farsi assistere da un professionista ( un avvocato o un notaio). Sarà quindi il compito dello stesso professionista farlo registrare presso l’ufficio anagrafe del comune di residenza dei due partner perché possa aver un valore legale. Questo contratto può contenere tante informazioni su come la coppia intende gestire il loro patrimonio. I due partner devono firmare questo contratto di convivenza in un atto pubblico o privato secondo la loro scelta.

I conviventi di fatto
La legge non apporta novità,  invece, per le coppie di fatto, siano esse etero od omosessuali, e indipendentemente dal fatto che siano o meno vincolate da contratto di convivenza per i propri rapporti patrimoniali.
E ciò perché, a prescindere dal tempo della convivenza, della stabilità del legame, dell'intensità del vincolo affettivo, tali “unioni”, per quanto registrabili e registrate all'anagrafe, non consentono al nucleo familiare così formato, di godere degli effetti di cui alle normative su richiamate.

Infatti, la nuova legge, nella parte relativa alle convivenze di fatto, non effettua quel richiamo che prevede al comma 20 dell'articolo 1, in materia di equiparazione al coniuge della parti unita in unione civile, a tutti (quasi tutti) gli effetti di legge.

 


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28-06-2016

Pubblicato da: permessodisoggiorno.org






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