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DIAMANTI DA INVESTIMENTO: BANCHE DISPONIBILI A RISARCIRE I CLIENTI

DIAMANTI DA INVESTIMENTO: BANCHE DISPONIBILI A RISARCIRE I CLIENTI

Ancora contorni piuttosto vaghi per i risarcimenti che le banche stanno proponendo ai clienti, coinvolti nella vicenda dei diamanti acquistati a prezzi gonfiati. 
Le quattro banche sanzionate dall’AGCM  dall’AGCM (Unicredit, Intesa Sanpaolo, Mps e Banco Bpm) non sono le uniche ad aver stretto accordi commerciali con Idb e Dpi.  Ci sono altri istituti come Unipol Banca, Cassa di Risparmio di Cento, varie banche di credito cooperativo e banche popolari.
Unicredit, e Bpm si sono ufficialmente sganciate a giugno 2018 dalla collaborazione commerciale con IDB,  e stanno facendo proposte di risarcimento per evitare le azioni giudiziarie, avviate o minacciate. Ma sono pochi i casi conclusi con l’integrale rimborso del capitale. 

Fino al al 31/5/2018 erano quasi 4000 i reclami presentati a IDB. Di questi solo 54 sono stati si sono definiti per un intervento delle banche.
Nessuna proposta di soluzione proviene invece dalle società organizzatrici,  IDB e  DPI, e si comprende il motivo. Esse che non hanno alcuna convenienza a trovare soluzioni , essendo probabilmente già avviata l’attività verso la liquidazione, salvo un improbabile mutamento del modello di business. Anche se le riserve accumulate con gli utili degli anni precedenti sono notevoli, è facile  prevedere l’insostenibilità, anche a breve, in mancanza di flussi finanziari,  con conseguente scioglimento.
Sostanzialmente azzerate, infatti, le vendite di entrambe.  IDB passa da un fatturato di 128 milioni di euro del 2016 a soli 240.000 euro nel 2017 e da un utile di 5 milioni ad una perdita di 15 milioni (conseguente anche alla svalutazione contabile dei diamanti in magazzino). Il fatturato di DPI scende da 286 milioni a meno di 2 milioni,  e da un utile di 40 milioni a una perdita di 5 milioni.

In pratica sono le banche quelle che rischiano maggiormente in termini di perdita di immagine e di clienti, e quindi cercano di chiudere le vertenze con offerte economiche, anche se non uniformi e non sempre convenienti.
L'offerta di Bpm va dal 40% al 60% del prezzo pagato dal cliente, che rimarrebbe in possesso dei diamanti, e che dovrebbe quindi rivendere presso commercianti.   A conti fatti resterebbe una perdita per i clienti che può essere intorno al 15%-20%.  Le altre banche propongono soluzioni differenti, tra cui anche quella dell’offerta per il riacquisto dei diamanti.
In definitiva, la via più efficace per trovare, o accelerare una  soluzione, soprattutto per chi ha consistenti investimenti,  è ancora quella di attivare una causa civile.

Tanti clienti hanno lasciato i diamanti in custodia soprattutto presso le strutture di IDB. Al 31 dicembre 2017, secondo quanto riportato dal bilancio,  risultavano depositati diamanti venduti per 640 milioni di euro. Ridimensionando ai valori reali si tratta di circa 200 milioni di euro custoditi nelle casseforti di Idb. Anche se al momento non si segnalano particolari problemi riguardo alla riconsegna, è ovvio che non ha alcun senso lasciare le pietre in custodia del venditore, perciò meglio riprenderle e conservarle personalmente in una normale cassetta di sicurezza in banca, in attesa di risolvere la questione.


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03-10-2018

Pubblicato da: AECI Ufficio Legale






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